Dallo sciopero della fame ai ricorsi al
Tar, il mondo della scuola bolognese protesta contro i tagli e
punta il dito contro le decisioni del Governo. In questo
contesto, però, «serve uno sforzo innovativo anche da parte
nostra». A lanciare l'appello agli amministratori del territorio
è Beatrice Draghetti, presidente della Provincia di Bologna,
oggi in Conferenza metropolitana dei sindaci. «Il brodo grasso
non torna più», avverte Draghetti, occorre «far quadrare una
proposta» o meglio «qualcosa di rivoluzionario ed innovativo».
Il contesto è quello rappresentato dai numeri forniti
dall'assessore all'Istruzione di Palazzo Malvezzi, Giuseppe De
Biasi, sulle scuole superiori. Secondo i dati più aggiornati a
disposizione dell'amministrazione, la previsione per l'anno
scolastico 2011-2012 conta 8.366 iscritti (7.250 dalla terza
media) contro gli 8.052 del 2010-2011 (6.849): le classi
previste, dunque, passano da 318 a 324. Gli iscritti ai licei
passerebbero da 3.901 a 3.838 (da 3.381 a 3.503 dalla terza
media), con quattro classi in più, ma va sottolineato che nel
conto non sono compresi gli iscritti al liceo scientifico con
opzione scienze applicate. Per gli istituti tecnici si passa
invece da 2.479 a 2.721 iscritti (da 2.184 a 2.309 dalla terza
media), ma le classi diminuiscono da 107 a 106. Per i
professionali si prevedono 1.807 iscritti contro i 1.672
dell'anno in corso (da 1.284 a 1.438 dalla terza media), con tre
classi in più. I licei restano dunque le scuole con più
iscrizioni, ma in calo: il 45,9% nel 2011-2012 contro il 48,4%
del 2010-2011 (da 49,4% a 48,3% dalle medie). Seguono i tecnici,
in aumento: 32,5% contro 30,8% (da 31,9% a 31,8% dalle medie).
Infine i professionali, anche questi in aumento: 21,6% contro
20,8 (da 18,7% a 19,8% dalle medie).
Complessivamente, dunque, la
popolazione delle scuole superiori della provincia di Bologna nel
2011-2012 dovrebbe contare (comprendendo i corsi serali) 33.027
studenti, 1.255 in più del 2010-2011, con sei classi in più (da
1.439 a 1.445). Eppure, in base all'organico di diritto, si
potrà contare su 68 docenti in meno che si aggiungono ai 125 in
meno già registrati nel 2010-2011. Altri 19 posti in meno sono
previsti per le elementari, 51 in meno per le medie e otto in
più per la scuola dell'infanzia: complessivamente il saldo è di
130 posti in meno, dopo il taglio di 231 sull'anno in corso.
«Mi arrivano molte telefonate e già so che tantissimi
territori sono in fortissima difficoltà», commenta De Biasi.
Così «se da fuori non arriva nulla», è il ragionamento di
Draghetti, «è tempo di farsi venire delle idee rispetto a
qualcosa che non si è mai visto, considerata la mancanza di
risposte e la ristrettezza di risorse». Ma questo «non è un
invito alla supplenza» rispetto ai compiti dello Stato, precisa
la presidente di Palazzo Malvezzi, pronta «per passione» a
partecipare di persona al confronto territoriale che suggerisce.
«Se il concetto dell'andare in ordine sparso è dannoso in
generale- aggiunge De Biasi- lo è ancora di più in questa fase»
perchè si asseconda la pratica del «divide et impera». Occorre
dunque «fare sempre più rete- conclude l'assessore- non ne
possiamo uscire in maniera frammentata e divisa perchè così non
andiamo da nessuna parte».
(Redazionale, Tratto da Agenzia DIRE)
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