
Si è svolto oggi un convegno della Camera del Lavoro Metropolitana di Bologna. Il tema: la città. Fuori dai luoghi comuni, oggi quasi sempre negativi, ma anche senza tacere le difficoltà di un presente in bilico , nel lavoro, nei servizi, nella qualità della vita democratica ed istituzionali.
Pubblichiamo qui, integralmente il documento sul quale si è svolto il dibattito. Tutti i candidati sindaci invtati e presenti. Non Bernardini.
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La città bene comune,
idee e proposte per Bologna.
Una rapida premessa di contesto.
La lunga gestione commissariale della città è ormai alle sue fasi finali. Qualunque sia il giudizio che se ne può dare, è emerso con tutta evidenza che ci sono scelte, decisioni, obiettivi, che solo la gestione politica può determinare (quella che nasce e si misura con il consenso dei cittadini e che è in grado di mettere a disposizione una progettualità significativa). Oggi è tempo di tornare a pensare appunto ad un “progetto” per la città che guardi in modo esplicito al medio periodo e che sia in grado di definire i passi utili a costruirlo, orientando le scelte che via via si assumono agli obiettivi posti. C’è grande bisogno di una rinnovata e impegnativa progettualità per una città che da troppo tempo vive una fase di sostanziale stasi e che rischia di vedere compromesse le sue stesse caratteristiche primarie.
Il bisogno è reso ulteriormente urgente da una crisi generale che investe anche Bologna e che determina effetti problematici sul sistema produttivo del territorio, sulla tenuta della coesione sociale, sulla adeguatezza dello stesso assetto istituzionale. E’ in atto da molto tempo una tendenza al declino della realtà industriale che ha sempre caratterizzato il sistema economico della città, tendenza ovviamente accentuata dalla crisi attuale che colpisce il Paese nel suo insieme e che rischia di produrre una progressiva marginalizzazione del valore del lavoro anche per effetto dell’attacco che viene portato al sistema dei diritti dei lavoratori. Contemporaneamente rischia di non reggere più il modello di welfare che è stato un elemento essenziale dello sviluppo locale e che oggi viene colpito da un lato dalla scarse risorse disponibili (tendenza anche questa, accentuata dalla crisi, ma in atto da diversi anni), dall’altro dalla necessità di garantire protezione sociale ai tantissimi lavoratori che vedono messo in discussione il proprio posto di lavoro e ai giovani che non riescono ad accedervi. Il massiccio disinvestimento che colpisce la formazione e la ricerca rischia di pregiudicare il futuro di intere generazioni e la qualità stessa dello sviluppo. Lo stesso sistema istituzionale, sostanzialmente fermo ai primi anni ’90 quando si costituì la Conferenza metropolitana dei Sindaci e si avviarono le prime Associazioni di Comuni, è sempre meno adeguato a governare la complessità della trasformazione che ci investe, perciò deve riuscire a compiere passi sostanziali verso la definizione di sedi decisionali e organizzative che superino la frammentazione, producano un sistema integrato, si pongano in termini di “scala”.
Nella nuova divisione internazionale del lavoro che si profila, la crisi ripropone come centrale il nodo della “competitività” attorno al quale delineare una nuova prospettiva di sviluppo. E dalla crisi si esce davvero solo se l’intero sistema territoriale diventa più competitivo puntando decisamente sulla produttività di sistema e, dunque, sulla innovazione nei diversi campi: nell’industria, nel sistema di welfare, nell’assetto del mercato del lavoro, nel sistema infrastrutturale, nell’ambito istituzionale, nella qualità delle relazioni industriali, nel sistema degli orari e dei tempi della città, nella capacità di reperire le risorse necessarie.
Nel definire un progetto di lavoro per un “programma” che parli alla città, pensiamo i debba partire da qui : da una idea di città, la nostra, come “miglior luogo possibile dove vivere”, che faccia i conti con la crisi di oggi e le trasformazioni in essere da ieri scommettendo su una idea condivisa e una forte capacità di innovazione che consenta di contrastare e superare la fase critica, ma nello stesso tempo definisca le condizioni di una nuova stagione di sviluppo. Occorre una forte progettualità a medio termine capace di individuare scelte chiare di priorità sia per rilanciare la vocazione produttiva di beni e di saperi della città, e dunque le infrastrutture materiali e immateriali che la sostengono, sia per rinnovare profondamente il sistema di coesione sociale e lo stesso sistema istituzionale. Questo progetto per Bologna evoca l'esigenza di un nuovo compromesso sociale tra lavoro, imprese e Istituzioni della città a partire dal protagonismo negoziale del Sindacato, per dare una prospettiva a chi l’ha persa, a chi deve riqualificarsi, a chi non ne ha mai avuta una (i tantissimi giovani, anche ad alta qualificazione, che non riescono ad inserirsi e che vivono condizioni di estrema precarietà). Rimettere al centro di ogni progetto per la città il lavoro, la qualità e la sicurezza del lavoro, richiede una nuova sinergia tra ricercatori e produttori, una nuova e più forte solidarietà sociale, un nuovo protagonismo dei giovani e delle donne.
Un tema per la prossima legislatura e che deve essere considerato impegno prioritario per tutti è come costruire le condizioni per una città che sia davvero a misura di donne e di bambini e che sappia darsi gli strumenti idonei perché questo obiettivo non resti solo una dichiarazione formale. In questo senso va recepito fino in fondo il grande fermento dei movimenti di donne che hanno segnato un passaggio alto con le manifestazioni del 13 febbraio e che hanno posto all'attenzione di tutti l’elemento della dignità delle persone, come punto centrale e non rinunciabile di una nuova prospettiva di sviluppo civile e sociale. E' necessario rafforzare il concetto di rete tra le associazioni, le istituzioni e i servizi. In questa direzione proponiamo tre campi di lavoro significativi: un “piano regolatore” degli orari e dei tempi della città in relazione ai tempi di vita e di cura delle persone, agevolazioni per le imprese che adottino misure finalizzate al bilanciamento lavoro/vita familiare; una composizione paritaria nei consigli di amministrazione delle società a partecipazione comunale.
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