
Con una mossa inusuale, una lettera, personale, e tutt'altro che formale, di invito ai cittadini, il segretario Raffaele Donini chiarisce il senso della Manifestazione conclusiva della campagna elettorale del Pd, la sera di Venerdì 13, in Piazza Maggiore, con Bersani e Merola.
I caratteri restano quelli di una festa, con una buona proposta musicale ed un volto noto di "Parla con me" come Dario Vergassola.
Donini sposta però sensibilmente il "fuoco" della manifestazione.
Da appuntamento prevalentemente rivolto al ritrovo delle centinaia di militanti e cittadini che hanno fatto concretamente la campagna elettorale a occasione di "testimonianza politica", in prima persona dei cittadini bolognesi.
Scrive proprio così Donini: "Tutti in Piazza Maggiore per testimoniare i nostri valori democratici".
"Vi chiedo-insiste il segretario- ancora una volta di uscire di casa e di rendere nuovamente fecondo il vostro protagonismo e il vostro sentimento di partecipazione politica.
È il momento di reagire, di difendere la Costituzione della Repubblica Italiana e di offrire a Bologna il nostro impegno politico e civile".
L'Italia è in bilico, dentro la recessione, fra separatismo, attacco alla democrazia e neoqualunquismo.
Il momento è grave.Si avverte l'eco dell'allarme del Presidente Napolitano, ripreso da Prodi. Essere all'altezza, pronti ad indicare un'alternativa.
Il confronto preelettorale aveva viaggiato a lungo su binari sonnacchiosi, come l'infinita disputa sul civismo e sulle virtù del Commissario. Ma Bologna non è altrove rispetto allo scontro in atto. Il locale si unisce e mescola al nazionale. La città chiamata a riconoscere e rimotivare il proprio patrimonio, di persone, conoscenza, imprese, servizi, per superare le proprie difficoltà, rese più evidenti dalla crisi istituzionale ed il commissariamento. Bologna ha bisogno di buona politica.La Destra ne vuole fare la metafora della fine della politica democratica. La candidatura leghista di Bernardini, frutto di una scelta romana, la calata di Maroni, Bossi e Tremonti a sostegno del candidato, con parole violente sul labbro come "conquisteremo la città", hanno caricato di significati, esemplari e nazionali il voto bolognese.
Così Donini:"Saremo molti di più di quanti domenica scorsa hanno sventolato il fazzoletto verde dinnanzi a Bossi e Tremonti, inneggiando a coloro che stanno portando il nostro Paese alla deriva democratica e al degrado morale delle Istituzioni, incapaci di offrire una via di uscita dalla crisi economica poiché impegnati a difendere in Parlamento l’impunità giudiziaria del Presidente del Consiglio".
Parole senza equivoci.
D.F.