Il primo trimestre del 2011 ha
registrato, sul territorio della provincia di Bologna, un aumento
dell'11% degli avviamenti al lavoro rispetto allo stesso periodo
del 2010, quando furono 48.769 e cioè l'1,8% in meno rispetto al
primo trimestre 2009. È il dato anticipato oggi dall'assessore
al Lavoro della Provincia di Bologna, Giuseppe De Biasi, che nei
prossimi giorni presenterà il tradizionale rapporto sul mercato
del lavoro promosso da Palazzo Malvezzi. «Un timido segnale di
ripresa che ci fa ben sperare», commenta De Biasi, intervenendo
alla conferenza stampa di presentazione del Programma attuativo
2011 del Piano di zona per la salute ed il benessere sociale del
distretto Pianura est.
Sull'incremento di avviamenti, però, va sottolineato che le
nuove assunzioni riguardano soprattutto le persone con più di 45
anni e quindi si presume di coloro che rientrano nel mondo del
lavoro dopo esserne stati espulsi a causa della crisi. Altri
dati, inoltre, fanno sperare meno. De Biasi spiega che si è
«ridotta ai minimi termini», ad esempio, la percentuale degli
avviamenti a tempo indeterminato: è scesa al di sotto del 14%
(era al 14,2% nel primo trimestre 2010) «ed è stata superata-
aggiunge l'assessore- anche dai contratti di somministrazione»
(13,1% nel primo trimestre 2010). Da rilevare anche «un aumento
esponenziale- avverte De Biasi- degli iscritti ai Centri per
l'impiego provinciali», a cui si può rivolgere chi cerca un
lavoro perchè disoccupato oppure lavora ma con un reddito annuo
inferiore agli 8.000 euro: «Siamo ormai alla soglia dei 70.000 (a
marzo 2010 erano 62.400, ndr) e la fascia giovanile è quella che
cresce di più», spiega l'assessore di Palazzo Malvezzi.
Per il territorio di Bologna si può parlare di una difficoltà
da parte delle imprese a reperire le figure professionali richieste?
Per De Biasi, nel rapporto con il sistema della formazione,
è più che altro un problema di «prospettiva». In altre parole,
«quello che ci viene richiesto già non è più attuale- spiega
l'assessore- quando noi riusciamo a portarlo a termine, così
questo scollamento temporale è uno scollamento anche di efficacia».
Passando ai 15 Comuni della Pianura est, per il 2011 «sono
confermati, nonostante i tagli del Governo- sottolinea una nota
del Distretto- progetti e servizi per una programmazione
complessiva di 18 milioni e 338.557 euro, dei quali 14 milioni e
973.650 relativi al Fondo regionale per la non autosufficienza».
Al di fuori di questa voce, «abbiamo rafforzato le politiche a
favore dei lavoratori colpiti dalla crisi- sottolinea Carlo
Castelli, sindaco di Budrio e presidente del Distretto- ed in
particolare dei più giovani»: un milione e 335.506 euro, con un
+46% rispetto alle risorse stanziate nel 2010, tra Comuni,
risorse del Distretto e contributi delle Fondazioni. Una scelta
dettata dalla forte situazione di disagio vissuta dai giovani
anche nei Comuni della Pianura est: su 9.091 iscritti ai Centri
per l'impiego, 3.500 (il 38%) hanno meno di 34 anni. Nel
complesso, nonostante lo «tsunami» dei tagli governativi su
welfare e Comuni, come lo definisce Castelli spiegando che si
parla di 60 euro in meno per abitante, «abbiamo incrementato le
risorse per i servizi agli anziani, ai disabili e ai minori-
sottolinea il sindaco- producendo anche un'accelerazione sulle
misure anticrisi per i giovani, il tutto in accordo con i
sindacati».Per gli interventi dell'area lavoro il
Distretto ha stanziato 513.856 euro. Di questi, 208.856 euro
serviranno a promuovere due percorsi di transizione al lavoro,
con progetti di formazione e tirocini rivolti sia a giovani
diplomati e laureati che a giovani inoccupati in situazione di
disagio. Uno stanziamento di 150.742 euro, invece, deriva dal
Fondo comunale per la non autosufficienza denominato «Un euro per
abitante»: considerati gli sforzi compiuti dalla Regione
Emilia-Romagna sul Fondo regionale, spiega Castelli, dal 2009
Comuni e sindacati hanno deciso di dirottare gran parte di queste
risorse alle misure anticrisi: nel 2011 si destinano 100.000 euro
ad un progetto di tirocini formativi pensato per i lavoratori
licenziati e senza ammortizzatori sociali, 35.000 euro per la
transizione al lavoro di giovani svantaggiati e 15.742 per
sostenere le famiglie nella retribuzione delle assistenti
familiari. Passando all'area relativa al sostegno economico, con
il Distretto che stanzia 386.486 euro, si prevedono invece
contributi per affitto e utenze, buoni spesa e credito di
emergenza per le famiglie. Infine, i diversi Comuni hanno
stanziato complessivamente altri 435.164 euro utilizzati per le
diverse tipologie di intervento.
Soddisfatto il sindacato, che ha siglato un accordo «frutto di
un lungo lavoro- commenta Fausto Nadalini della Cgil- partecipato
e discusso». È la dimostrazione che «c'è la possibilità di
attuare sul territorio misure concrete di contrasto alla crisi»,
aggiunge Nadalini, che però sottolinea come «brilla l'assenza
delle imprese» richiamandole ad una «nuova responsabilità
sociale».