venerdì 13 maggio 2011

La notte della piazza democratica.

La piazza

Soddisfazione del Pd per la manifestazione in piazza
Maggiore che ha chiuso la campagna elettorale a Bologna.
La valutazione del partito è stata di circa ventimila
persone ad ascoltare Bersani, Merola e il
capolista Maurizio Cevenini, con l'imprevisto, gradito,
di Romano Prodi.
Proprio quando l'ex premier è salito sul palco la piazza è
sembrata particolarmente gremita.

Prodi.

È arrivato a sorpresa, senza essere annunciato e senza che
nessuno l'aspettasse. Romano Prodi è stato l'ospite più inatteso
e, per questo, probabilmente il più gradito.
Al suo arrivo, la piazza è scoppiata in un'ovazione. Lui ha salutato
Bersani, Vasco Errani e lo stesso Merola, al quale ha rivolto
un augurio di vittoria. Nelle ultime settimane il Professore,
aveva inviato una lettera a Merola, dove gli assicurava il sostegno.
Ha così preso la parola e ha fatto un discorso carico di vis
polemica verso il centrodestra e il suo leader . «Dove
Berlusconi è andato a fare campagna elettorale ha portato un'ulteriore
punta di volgarità, la volgarità è diventata la sua bandiera».
Poi un consiglio al candidato sindaco: «farai un mestiere
bello e difficile, il Sindaco deve stare al pezzo come un
metalmeccanico nei giorni feriali e deve celebrare come un
parroco nei giorni festivi».
Prodi ha così smentito il ministro Calderoli che poco prima,
proprio a Bologna, aveva detto: «il vecchio professor Prodi ha
rifiutato la candidatura, non viene a far la chiusura e ha spedito
una letterina. Io lo conosco bene, e sono convinto che lo zio
Romano alla fine vota Manes, non vota mica un Merola qualunque».
Invece lo 'zio Romanò ha abbracciato il candidato sindaco,
invitando l'intera Piazza Maggiore a sostenerlo verso una
maggioranza forte e netta fin dal primo turno.

Bersani.

«Noi ci laviamo, ma al limite è sempre meglio essere sporchi
fuori che sporchi dentro...»: così Pierluigi Bersani, ha risposto
ad una domanda di Dario Vergassola che gli aveva chiesto
di commentare l'accusa di Silvio Berlusconi agli esponenti di
sinistra di non lavarsi.
Bersani risponde al comico anche quando cita il leghista
Calderoli (in realtà era stato Tremonti n.d.r)che, riferendosi alle
origini meridionali di Merola, ha detto che di questo passo a Bologna
ci sarà un sindaco Alì Babà. «Beh, Alì Babà è sempre meglio dei 40
ladroni».

«In questi mesi c'è un Parlamento sequestrato dalla maggioranza che
si accende o si spegne a seconda delle esigenze»: lamenta il segretario del
Pd, ponendo l'attenzione sulla necessità di tornare ad affrontare i temi
più vicini ai cittadini come il lavoro. Riferendosi, poi, al prossimo
confronto parlamentare sulla nomina da parte del Governo dei
nuovi sottosegretari, Bersani ha parlato di un Governo
«ribaltone». «La Lega - ha detto il leader del Pd - fa il
tappetino del Governo Berlusconi-Scilipoti. Questo Governo è
un ribaltone, è il teatrino della politica».

Nella maggioranza Pier Luigi Bersani mette «prima Scilipoti e
poi Bossi. Perchè il gruppo di Scilipoti è più grosso di quello della Lega,
ormai il Carroccio è diventato il tappetino di Berlusconi».
«La Lega - sottolinea il segretario - è la stessa che voleva quelle
ronde che poi si sono perse nel bosco, adesso è sempre lei che
lascia andare 15mila processi l'anno».

«Per noi il federalismo è uguaglianza per tutti e non alzare delle
barriere tra le Regioni». «Noi siamo un partito di patrioti e autonomisti,
noi suoniamo l'inno e vi posso assicurare che anche se ci sono delle
divisioni, l'Italia è 1.000 luoghi e un Paese solo».

«Siamo passati dal tempo in cui le persone sacrificavano la vita
per salvare lo Stato e la Costituzione al tempo in cui si sacrifica la
Costituzione e lo Stato per salvare un solo uomo». Berlusconi ha “fatto
polemica con la magistratura anche nel Giorno della
memoria delle vittime del terrorismo”.

Il tempo dell'infanzia ad un certo punto passa ed è necessario accettare
la discussione politica senza dire che gli altri sono tutti uguali: questo il
messaggio lanciato ai grillini da Bersani, nel passaggio conclusivo del
suo comizio.
«Ci sono elettori - ha detto il leader del Pd - che o non
vogliono andare a votare o, più facilmente, pensano di usare
le schede come un cazzotto contro tutti. Parlo chiaramente a
quelli che si definiscono grillini. Adesso bisogna decidersi -
ha continuato - perchè il tempo dell'infanzia dove è
consentito tutto ad un certo punto passa anche in politica. E
quindi, se si vuol far politica, si accetta la discussione
politica. Dite pure che non vi piaciamo molto - ha concluso
Bersani riferendosi ai grillini - ma non dite che siamo tutti
uguali. Non siamo Berlusconi. Se con la teoria che sono tutti
uguali alla fine fanno vincere gli altri, come è successo in
Piemonte, non sono giustificabili, dicano che stanno con
Berlusconi».

«La grande ispirazione, culturale e ideale dell'Ulivo, resta il
nostro orizzonte»: ha detto Bersani, rivolgendosi al
fondatore dell'Ulivo, Romano Prodi.
«Questa ispirazione che è stata sempre nelle corde di Romano,
vogliamo raccoglierla, tenerla viva e portarla avanti a Bologna e
nel resto del Paese».

A cura di A.B, tratto da lanci ANSA e "La presse"