
Sciopero, una parola impegnativa. Per poterla pronunciare liberamente sono morti centinaia di lavoratori, molti in Emilia-Romagna, e sono state licenziate migliaia di persone. Ancora oggi succede. I drammi li abbiamo a due passi ma preferiamo non parlarne. Si vive con la paura che altri, a decine, siano alle nostre spalle, pronti a prendere quel lavoro che noi vorremmo migliore. La chiamano globalizzazione. Alla politica cattiva va bene tutto, anche chi paga 3,50 euro un'ora a facchinare. Qui, non nel Kossovo. Quella buona troppo spesso si fa bastare il maglioncino spider di Marchionne.
I lavoratori non vogliono dividersi, capiscono che bisogna tenere uniti tutti quelli cui non piace quest' Italia della Destra, degradata nelle alcove .
Ci vuole un patto: imprese e lavoro, centro e sinistra. Ma ogni soggetto di questa unione dovrà dare e ricevere. Cosa riceverebbero i lavoratori? Sviluppo e futuro, certo, ma oggi il portafoglio delle famiglie non ce la fa più, ed il precario a vita non va più avanti. Nel patto bisogna scrivere un capitolo per loro, per chi era in piazza ieri, per chi vorrebbe tornarci sereno, senza divisioni di storie e di speranze, con la libertà di tirare il fiato.